Il compagno e la compagna di banco

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Le scuole riprendono la loro attività negli edifici abbandonati  per il Covid19, ma,  oltre ai tanti dispositivi di sicurezza che sono usati per la prevenzione del contagio,   il distanziamento  rende necessario il banco monoposto e di conseguenza scompare il compagno o la compagna di banco. Il ricordo dei tempi della scuola è costellato di persone con le quali si è condiviso un ciclo  o addirittura tutti i cicli scolastici con la stessa presenza al proprio fianco.   A volte, prima dell’inizio della scuola, si prendevano accordi  con i compagni di classe per decidere con chi sedere al banco, oppure  si scatenavano  gelosie per “tradimenti” che si consumavano durante l’anno. Quando i compagni o le compagne di banco erano assenti, si percepiva un vuoto che  produceva disagio, come se mancasse una protezione dalle paure o dalle ansie che il compito in classe o l’interrogazione sollecitavano.

La cartella poteva essere alleggerita dal peso dei libri perché se ne divideva il carico e se ne  condivideva la lettura.  Oggi,  il popolo studentesco si confronta con il cerchio magico che lo protegge e lo contiene,  da cui non si può uscire e nessuno può entrare, ma, se da una parte è salvifico, dall’altra produce un vuoto.   Il gel e la mascherina  occupano il posto sul banco, in attesa che qualcosa cambi, affinché si ritorni a percepire il calore della spalla che si sfiora mentre  la scuola  prepara alla vita, tra un prestarsi una penna, un quaderno o un libro.

 

Sira Sebastianelli

psicologa-psicoterapeuta

www.sirasebastianelli.it

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