NELL'ARCO DI UN SECOLO, UN LIBRO DI MIMMO BUCARELLI
Sono stata alla presentazione di questo bellissimo libro di cui è autore un super novantatrenne, Mimmo Bucarelli. L’ho incontrato subito, all’ingresso della sala che è la sede della Gangemi, società editrice del libro, mi ha salutato con un bel sorriso e, alla mia richiesta di autografo, mi ha guardato chiedendomi: ma noi ci conosciamo? No, ho risposto io. E sulla prima pagina del libro, come dedica, ha scritto: A una iniziale amicizia.
In una sala affollatissima, il figlio Angelo Bucarelli ha aperto la serata dichiarandosi orgoglioso di cotanto genitore. Subito dopo ha parlato Nicoletta Picchio, giornalista del Sole 24 ore, che ha detto di aver provato una grande emozione leggendo la storia del nostro paese descritto con grande attenzione, capacità analitica e ricchezza di dati e definendolo un Bignami del ‘900 a cui ricorrere quando vogliamo sapere cosa è accaduto nel nostro paese in questo secolo. Ma il messaggio più importante del libro, ha ricordato Picchio, è la spinta ad andare avanti anche nelle situazioni più difficili senza mai cedere alla rassegnazione, recuperando quel senso del bene comune ‘collante indispensabile se vogliamo andare avanti.’ Paolo Mieli che è intervenuto subito dopo, ha parlato di un piccolo gioiello, un racconto magico di un periodo in cui i rapporti umani erano veramente tali. Mimmo Bucarelli parte dal secolo scorso quando eravamo un paese agricolo anche povero, almeno in molte zone, e Mieli si chiede come abbiamo fatto ad arrivare da quella situazione ad essere l’ottava potenza industriale del mondo.
E la risposta l’ha trovata a pagina 53 del libro quando Mimmo parla del suo ritorno dal viaggio di nozze il giorno di Ferragosto: alle ore 14.00 del 15 agosto 1949 aveva già ripreso servizio in fabbrica, ‘in oggettivo rispetto del calendario’! Mimmo Bucarelli nasce a Bova Marina in provincia di Reggio Calabria il 19 marzo 1923, là dove l’Aspromonte precipita nel Mare Ionio. Così racconta: ‘La mia infanzia e la prima giovinezza sono trascorse nella doppia esperienza del contesto sociale di un paese agricolo del sud e la frequentazione scolastica a Roma durante l’era fascista.’ Piena di fascino è la descrizione di quella che chiama la civiltà della terra, senza rete elettrica fino al 1950, rete idrica praticamente nulla, circolazione auto appena agli inizi e forza motrice a mano, equina o bovina. ‘Nella marcata distinzone delle classi sociali tra proprietari e contadini, il denominatore comune era la terra, le famiglie che la possedevano e quelle che la lavoravano, senza osmosi e senza promiscuità’. Ma Mimmo studierà a Roma e lì incontrerà la sua futura moglie Livia Vicentini ‘ senza rendermi conto della differenza delle rispettive origini, il sud agricolo e il nord di avanzato fermento socio-politico.’ Nel 1943 quando cade il fascismo aveva vent’anni e frequentava il terzo anno di ingegneria. ‘Ho quindi partecipato al fenomeno di transizione dalla aquiescenza alla non sopportazione del regime’. Le pagine dedicate al ventennio sono belle e sincere: populismo, retorica, guerra, autarchia ma anche riconoscimento di opere pubbliche importanti. Poi c’è il lavoro, prima all’IMI, poi in fabbrica... Mi fermo qui perchè non voglio togliere al lettore il piacere della lettura di questo bel libro. Così ha chiuso la serata Mimmo Bucarelli: ‘Quel che ho scritto è come un testamento professionale di un secolo di vita e non capita a tutti di poter descrivere un secolo.’
Anita D'Asaro
22 novembre

