STORIE DI CANI EROI E NON

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In tanti si sono commossi davanti alle immagini di quasi tutti i TG che mandavano in onda il cane Flash, un cocker di due anni, accucciato accanto alla bara del suo padrone, Andrea Cossu un falegname rimasto vittima del terremoto a Pescara del Tronto. Per non parlare del cane Leo, un labrador nero della Polizia di Stato che ha individuato il punto sotto le macerie dove, sommersa da tre metri di detriti, c’era la piccola Giorgia tirata fuori ancora viva dopo nove ore e mezzo di delicatissimo lavoro di rimozione delle pietre della sua casa da una squadra di soccorritori. La nostra commozione e la nostra partecipazione alle storie dei nostri amici animali è sembrata a molti esagerata e priva di senso davanti alle tante vittime del terremoto.

Ma l’amore per gli animali è soltanto qualcosa in più e non sostituisce la grande pietà che tutti noi proviamo per le vittime del sisma. I cani ci conquistano con la totale fiducia che hanno verso di noi, fiducia e affetto assoluti senza fini diversi che li rendono ai nostri occhi totalmente dipendenti da noi. Aspettano dietro la porta di casa il nostro ritorno e lì sono guaiti, pianti e salti per dimostrare la loro gioia per il padrone che è tornato. E poi vogliono stare con noi, giocare con noi, avere la nostra totale attenzione, le nostre carezze, i nostri grattini. Mio marito, se per caso la domenica siamo a Roma, non resiste alla tentazione di portare la nostra cagnolina al Bau Beach di Maccarese, vero e proprio paradiso per cani molto amati. Già all’entrata via subito il guinzaglio e in dotazione per il cane c’è una ciotola di acqua e un mini ombrellone per dare loro una zona di ombra. Intorno sparse sulla spiaggia diverse palle per giocare. Naturalmente al padrone vengono dati dei sacchetti per raccogliere gli eventuali bisogni. I cani girano liberi e felici da soli o in gruppo e, stranamente, non ci sono risse. La nostra spesso si allontana per inseguire la palla tirata da un altro padrone al proprio cane e si aggrega subito ai gruppi che si lanciano in acqua a riprendere la palla. Ma il clou della giornata è quando Federico fa il bagno con lei, giocano all'inizio tra le onde che si frangono a riva; dopo un po' va a nuotare nell’acqua più alta e lei lo segue nuotando attaccata al suo ‘papà’. Poi tornano a riva e, senza stancarsi, lui le tira la palla in acqua e lei va a riprenderla. Non si sa chi dei due sia più felice. A volte penso che per me non farebbe mai uno sforzo simile. Lui che di domenica affronta il traffico, il caldo e la lunga ricerca del parcheggio senza battere ciglio e poi quando torna a casa non parla d’altro: hai visto come mi stava vicino dentro l’acqua, come era veloce nel prendere la palla, come si è buttata subito appena arrivata… E’ diventato matto? No, vuole solo bene al suo cane. Come me. Come tanti.

Anita D'Asaro 6 settembre 2016

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