LA CUPOLA DEI SANTI MARTINA E LUCA TORNA A RISPLENDERE

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Gioiello dell'architettura secentesca e “figlia diletta” di Pietro da Cortona, la Chiesa dei Santi Luca e Martina al Foro romano è stata aperta al pubblico in occasione del recente restauro della cupola. La piccola chiesa di Santa Martina ai Fori fu donata all'Accademia di San Luca con bolla papale di Sisto V nel 1388, in cambio della chiesa di San Luca patrono degli artisti che fu demolita per gli interventi nell'area di Santa Maria Maggiore. Così San Luca fu associato a Santa Martina e il suo nome incluso nel titolo della chiesa. Già Federico Zuccari, primo Principe dell'Accademia alla fine del Cinquecento, sognò invano di ricostruire la chiesa per dare lustro all'Accademia.

Fu Pietro da Cortona, pittore, architetto e decoratore, oltre che Principe di San Luca, a mettere mano alla chiesa negli anni Trenta del Seicento per costruirvi il proprio sepolcro. Durante gli scavi per realizzare la cripta, a cui Cortona teneva in maniera particolare, furono rinvenute le spoglie della martire che attirarono l'attenzione del Papa in persona. Sulla classica pianta a croce greca–quando navata e transetto hanno la stessa lunghezza e si intersecano al centro–Pietro da Cortona innesta motivi della tradizione fiorentina, come le colonne addossate alle pareti, e realizza una delle prime facciate convesse della Roma barocca.
Quanto al suo aspetto esterno, l'edificio appare oggi decisamente trasformato, in seguito alla demolizione delle costruzioni adiacenti e alle numerose campagne di scavi che hanno finito per isolare l'edificio su tutti i lati, privandolo del suo contesto. Nel saggio pubblicato dall'Accademia in occasione del restauro della cupola, Pio Baldi parla di damnatio imaginis: a causa dei successivi interventi che hanno interessato l'area dei Fori fino al Giubileo del 2000, la chiesa è stata condannata ad essere progressivamente snaturata fino all'isolamento. Se un tempo si affacciava su un'ampia direttrice, rappresentando un elemento caratterizzante dell'area del cosiddetto Campo Vaccino–il cui nome deriva dal mercato delle vacche–, oggi la chiesa risulta gravemente penalizzata dall'asse principale di via dei Fori Imperiali che ne impedisce la visione frontale.
I meravigliosi stucchi che ricoprono l'interno della cupola si devono ancora una volta al genio di Pietro da Cortona, che alternando il colore rosa dell'intonachino–uno strato superficiale di intonaco usato per le rifiniture¬–nelle parti aggettanti e il grigio della calce sullo sfondo, ha dato luogo a raffinati effetti di chiaroscuro. Il primo restauro della cupola risale all'inizio del Settecento, quando fu colpita da un fulmine. L'intervento fu affidato a Carlo Buratti che ripropose la bicromia di Pietro da Cortona, interpretandola però con materiali e colori diversi dall'originale.
Buratti scelse infatti una tonalità di grigio per le parti decorative aggettanti e un color celestino, tanto apprezzato nel Settecento, per lo sfondo. Il restauro attuale, aperto al pubblico grazie all'impiego di ponteggi percorribili che hanno garantito l'utilizzo della chiesa per funzioni religiose e visite culturali, ha restituito al monumento il suo originario aspetto "cortonesco", grazie al ritrovamento dello strato seicentesco sotto alle ridipinture.
Visto il risultato davvero straordinario del restauro della cupola, l'auspicio è che si possano recuperare altre porzioni della decorazione originaria della chiesa per riportarne alla luce la luminosità e i giochi chiaroscurali, così come dovevano presentarsi agli occhi di Pietro da Cortona.

Giovanna Fazzuoli
9 dicembre 2015

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