GALLERIA SPADA
Ancora una volta vorrei invitarvi a scoprire un posto speciale che sarà non solo un grande piacere per gli occhi ma uno stimolo altrettanto grande alla comprensione del fenomeno del collezionismo sei-settecentesco. Ci troviamo sempre nel centro di Roma, alla Galleria Spada in Palazzo Capodiferro. Fu Federico Zeri, già direttore del Museo, a riordinare la galleria in modo da restituire alle quattro sale il loro aspetto originario di quadreria antica. I dipinti si dispongono infatti su più registri e si integrano con gli arredi, i mobili e le sculture antiche che il palazzo ospita.
Non sono presenti didascalie, che snaturerebbero la raccolta privata, ma possiamo facilmente identificare le opere dai dossier con il numero che accompagna ciascun dipinto. La collezione sei-settecentesca che trovate esposta proviene per la maggior parte da quella di Bernardino Spada (1594-1661), poi accresciuta dal Cardinale Fabrizio Spada (1643-1717). Ma, prima ancora di entrare nel merito della collezione, ci soffermiamo brevemente sulla celeberrima galleria prospettica del Borromini, che suggerisce una straordinaria profondità illusoria grazie alla convergenza dei piani del colonnato, che invece di essere paralleli confluiscono verso un unico punto di fuga, rimpicciolendosi verso il fondo.
Entriamo ora nella prima sala del Museo che ospita il dipinto di Guido Reni che ritrae Bernardino Spada mentre seduto di tre quarti si occupa delle faccende di Stato. La naturalezza dell’incarnato e la qualità degli effetti di luce sull’abito cardinalizio danno l’impressione di una luminosità interna che ci lascia senza fiato. Anche il Guercino ritrae il Cardinale che questa volta ha nelle mani la pianta della fortezza di Castelfranco Emilia, di cui curò personalmente la costruzione per conto di Urbano VIII. Sempre nella stessa sala soffermatevi sul San Girolamo di Reni e su La Carità Romana di Tornioli, senza dimenticare le vedute, le nature morte esuberanti e la straordinaria grazia delle opere di Chiari. La seconda sala è decorata da fregi dipinti nella parte alta delle pareti; uno di questi è opera di Perin del Vaga. Oltre all’Andata al Calvario del Palmezzano e al ritratto non-finito attribuito a Tiziano, troviamo qui numerose copie, come sempre accade nelle collezioni principesche, al fine di raggiungere una certa completezza nella presentazione. La terza sala, detta “Galleria del Cardinale”, ospita una grande varietà di dipinti disposti per formato, insieme a sculture e strumenti scientifici. Tra le opere più suggestive ricordiamo una copia da Guido Reni con il ratto di Elena (lei sembra passeggiare tranquillamente con il suo rapitore!), La morte di Didone del Guercino e ancora dipinti di Ciro Ferri, Conca,Trevisani, sotto il cielo del Ricciolini. L’ultima sala è dedicata invece a una riflessione sul Caravaggismo, che presenta, tra gli altri, Mattia Preti, Orazio e Artemisia Gentileschi. Uscendo dal palazzo non dimenticate di fermarvi nel cortile decorato con stucchi che rappresentano un Olimpo con le divinità entro nicchie (divertitevi anche a riconoscerle dai loro attributi!) e contemplate il delicato intervento dell’artista contemporaneo Emilio Farina.
Giovanna Fazzuoli
21 maggio 2014

