MI GUARDO ALLO SPECCHIO

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Ormai sono quarant’anni che sono sposato, una vita piacevole, sempre con la stessa moglie, una donna carina, gentile, adorata dai nostri figli. Ora siamo rimasti soli nel nostro grande appartamento. I figli hanno la loro vita, indaffarati con il lavoro e i bambini piccoli. Io non lavoro più, ho una buona pensione e sto bene di salute. In realtà non mi manca niente e tutti mi giudicano un uomo fortunato. La mattina quando mi sveglio mi assale una grande tristezza.

Tutte quello ore vuote da trascorrere e non avere niente da fare. Mi butto sul divano e accendo la televisione, guardo di tutto, mi addormento e mia moglie mi scuote: “Non fare lo zio Venanzio, come lo zio di Gian Burrasca!” Lei invece è occupatissima, ha mille impegni, organizza mercatini di Natale, compleanni dei nipotini, partite a carte con le amiche. Comincio a fantasticare: “E se partissi per una nuova avventura, mi trasferissi nei mari del Sud e guardassi le ragazze seminude che ballano al suono del ukulele, come ha fatto Gaugain?”
Mi guardo intorno e so che non farò niente di simile, esco e vedo che in libreria sono circondato da libri che insegnano a combattere la tristezza. La tristezza non piace, i giornalai e le librerie sono invase da libri che promuovono la felicità, il positive thinking. La tristezza è un’emozione problematica e spesso non viene presa in considerazione e viene etichettata come una malattia. E’ molto facile predicare che in due mesi puoi trovare la pace duratura, elargendo pillole di saggezza che consigliano di godersi quello che hai, pensando che qualcosa di buono può sempre arrivare. Non solo abbiamo bisogno di essere felici, ma anche di maestri che, attraverso aforismi, massime di meditazione, istruzioni per l’uso, insegnino come arrivare a questo obiettivo e ci liberino dall’ansia che inquina il nostro quotidiano?
La mia vita è stata una vita attiva, sempre in movimento, sempre ai vertici del lavoro, piena di conquiste e d’incontri interessanti, gli anni sono passati veloci e ho sempre creduto di essere felice. Oggi mi devo inventare una nuova vita altrettanto bella. Capisco per la prima volta, che per poter essere contento devo accogliere anche la tristezza, devo ascoltare ciò che accade vicino a me. Mi devo alzare dal divano, guardarmi intorno, cercare di trovare qualcosa che mi piaccia davvero. Devo cominciare ad ascoltarmi. 
Mi guardo allo specchio e mi dico: sono sano, ho un nuovo percorso da intraprendere, una nuova vita, devo metterci tutto l’entusiasmo che ho messo nel lavorio, mi creerò una vita interessante e sarà sicuramente, una nuova, bellissima avventura!

Ascania Baldasseroni
25 novembre 2014

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