IL GINOCCHIO E GLI OVER 65
Entro in farmacia e vedo in evidenza sul bancone una serie incredibile di lussuose ginocchiere. Effettivamente dolore, spesso gonfiore per non parlare di chi si lamenta di avere ‘acqua nel ginocchio’ sono argomenti abituali nelle conversazioni degli over 65. Sentiamo un ortopedico, il dott. Sascha Thomas, specialista in Ortopedia e Traumatologia presso lo European Hospital di Roma che ci racconta quali sono le patologie più diffuse ad una certa età.
"Tra gli over 65 l’artrosi del ginocchio è la ‘patologia’ principale;si tratta della degenerazione e del consumo della cartilagine del ginocchio. Tecnicamente non è una patologia"- ci tiene a precisare il dottor Thomas - "è una degenerazione e questo vuol dire che il consumo della cartilagine è fisiologico, arriva con l’età. I sintomi sono: dolore, gonfiore e riduzione della funzionalità. Si hanno problemi a salire e scendere le scale. Stranamente è più doloroso scendere perché si sente di più l’instabilità. Insieme al dolore, il fatto più invalidante è il non sentirsi sicuri soprattutto a Roma dove molti pazienti anziani lamentano avvallamenti e buche nei marciapiedi. La paura di cadere dà una sensazione di grande insicurezza. L’artrosi è un processo molto lento che si crea negli anni ed in qualche modo è normale. I sessantenni di oggi sono però molto attivi rispetto al passato: hanno una vita sociale molto intensa e, oltre a giocare con i nipoti, possibilmente vogliono giocare anche a tennis; cercano quindi di rimanere in buona forma fisica e si curano con grande attenzione".
Ma quindi l’artrosi si può curare?
"Certo", mi risponde con grande convinzione il dottor Sascha Thomas.
E quali sono le terapie?
"Le terapie vanno per gradi. Prima di tutto esiste una terapia conservativa che vuol dire non chirurgica e che consiste in fisioterapia con o senza l’aiuto della ginocchiera".
Le ginocchiere sono veramente utili?
"Sì lo sono in uno stato iniziale di artrosi perché danno stabilità e, a livello psicologico, sicurezza. Ma parliamo del secondo step; ancora non arriviamo alla chirurgia ma sono le infiltrazioni intrarticolari che consistono nel famoso acido ialuronico ad alto peso molecolare cioè ad alta viscosità. Adesso esistono importanti novità in questo campo e sono le infiltrazioni di fattori di crescita dette ACP . Viene prelevata una provetta di sangue del paziente, sangue che viene centrifugato eliminando globuli bianchi e rossi per far rimanere soltanto il plasma che è ricchissimo di questi fattori di crescita che essendo autologhi eliminano effetti collaterali come le infezioni; inoltre la loro efficacia è molto più forte perché sono autologhi, cioè sono fattori di crescita del paziente. Il terzo step è la chirurgia: ci si arriva quando la cartilagine è completamente consumata. Ma anche qui tecniche e materiali usati hanno avuto sviluppi importanti. A livello biomeccanico vengono utilizzate leghe metalliche realizzate con materiali ad altissima resistenza e longevità che sono frutto anche delle ricerche areospaziali in quanto sia le navicelle spaziali che le nostre ginocchia hanno bisogno di materiali che hanno le stesse caratteristiche: devono durare a lungo e o avere un’altissima affidabilità. Anche per le tecniche chirurgiche abbiamo fatto grandi passi in avanti con tecniche mini invasive che consentono una riduzione del tempo di chirurgia (meno di un’ora con anestesia parziale) e un recupero molto veloce. I pazienti possono tornare a casa e fare le scale dopo pochi giorni, anzi le devono fare perché evitano loro di fare fisioterapia".
Anita D'Asaro
22 settembre 2015