Riabilitiamoci!
Quando si sente parlare di riabilitazione si avverte un sussulto, perché si visualizza una condizione di immobilità del corpo che richiede un percorso fisioterapico. In realtà, la riabilitazione è anche psicologica, tant’è che l’articolo 1 della Legge n. 56 del 18 Febbraio 1989, che regolamenta la professione di psicologo, recita: “La professione di psicologo comprende l’uso di strumenti conoscitivi e di intervento per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico rivolte alla persona, al gruppo, agli organismi sociali e alle comunità. Comprende altresì le attività di sperimentazione, ricerca e didattica in tale ambito.”
Naturalmente l’intento di questo excursus non ha lo scopo di entrare nel merito di una riabilitazione a carattere terapeutico, ma prendere spunto per focalizzare l’attenzione sulla necessità che ognuno di noi può avere, in una fase post-pandemica, di riprendere il cammino riabilitativo della vita con entusiasmo, andando oltre la paura. I lunghi mesi trascorsi a convivere con un virus sconosciuto e insidioso hanno gradualmente eroso le basi su cui poggiavano le relazioni umane. Il distanziamento sociale ha spesso prodotto la distanza sociale, per la diffidenza nei confronti del prossimo (forse infetto), l’impossibilità a esprimere le proprie emozioni epidermiche, l’inibizione di slanci stimolati da un desiderio rimasto inesaudito, oltre a comportamenti di chiusura preventiva che in alcuni casi sconfinava in agorafobia.
Ora, nella speranza che si possa tornare a una ripresa di movimento libero e anche liberato dal virus, sorge l’esigenza di riabilitarsi a una vita che possa ritrovare sicurezza nell’incontro con i propri simili e la fiducia di esserne capace. La consapevolezza di trovarsi in un momento di difficoltà è già un passo importante per consentirsi un adeguato svezzamento alla ripresa. Per quanto ci sia la tendenza a rimuovere il passato e dimenticare la paura velocemente, può essere più utile riconoscere la difficoltà e affrontarla un po’ alla volta. Piccoli passi per attraversare il mondo, dove ognuno è portatore di paure che condizionano i pensieri. La stretta di mano sarà prova di una ritrovata serenità, che ancora non è consentita, ma che acquisirà un significato mai immaginato prima. Ne saremo pronti? Probabilmente sì, ma se si fosse titubanti, sarà solo una questione di tempo “riabilitativo”.
Sira Sebastianelli
psicologa-psicoterapeuta