La vendemmia 2017: poco vino ma molto buono!
La forte siccità che ha colpito l’Italia ha coinvolto tutti i settori dell’agricoltura e, in primis, i viticoltori. Ma la vendemmia comincia sempre con una certa allegria. Uomini e donne arrivano la mattina presto e si spargono per i filari con le loro ceste e, mentre raccolgono i grappoli, si chiacchiera un po’ di tutto, spesso ci si prende in giro in un clima molto conviviale. I grappoli si ammucchiano dentro le ceste che poi vengono portate da ciascuno in cima al filare per essere messe su un trattore. Tutti fanno capo a Sandro che guida il trattore e porta l’uva alla cantina. Adesso i volti sono più seri perchè il risultato del magro raccolto è sotto gli occhi di tutti. L’uva è meno della metà dell’anno precedente.
Anche Sandro che è sempre sorridente, sembra più serio mentre l’uva viene messa nella pigiadiraspatrice che separa i chicchi dai raspi. I chicchi vengono spinti da una pompa dentro un tino a fermentare dopo aver aggiunto i tannini e il metabisolfito di potassio che servono rispettivamente per l’estrazione e il fissaggio del colore e per evitare contaminazioni batteriche. Poi al mosto si aggiungeranno i lieviti selezionati che servono per la fermentazione. Dopo ventiquattro ore cominciano i rimontaggi: si aspira il vino da sotto il tino per poi ‘annaffiare’ le vinacce che galleggiano e che hanno formato una specie di cappello. In questo modo, il vino passando attraverso le bucce, le dilava, le pulisce e porta via tutte le sostanze che daranno sostanza al vino.
Comincia così la lunga strada del vino verso la bottiglia.
La bassa produzione di quest’anno sarà però in parte compensata dall’alta qualità. Assaggiando il mosto si sentono già le qualità organoletticche del futuro vino. Colore, profumo, densità. Tutto fa presupporre che l’annata 2017 sarà ricordata come una delle migliori di questo inizio secolo.