OVER 65 MA QUANTI SONO!!
E’ appena uscito l’ultimo rapporto Istat che dice che gli over 65 sono 13 milioni e 400 mila e cioè il 22% della popolazione. E sempre più i media si impegnano a monitorare cosa fanno e come vivono gli ultrasessantacinquenni che , in realtà, più che un problema sembrano essere un mercato interessante. Così sul Venerdì di Repubblica di questa settimana c’è un lungo articolo di Gabriele Porro su un canadese, Moss Znaimer che, a sessantacinque anni, ha incominciato una nuova attività come imprenditore in cui pone al centro una generazione che ormai non è più giovane ma coltiva interessi culturali ed è fisicamente molto in forma rispetto al passato.
Per la verità questo signore, che oggi ha 74 anni, include nella fascia di ‘Zoomer’, come li chiama lui, tutti quelli dai 45 anni in su. Credo che molti si offenderebbero. Ma per lui rappresentano soltanto un grande mercato perché, economicamente la fascia di età tra i 45 e i 70 anni ha in mano l’80% della ricchezza.
Quasi dimenticavo che, comme il faut, ha anche ‘costola’ no profit con cui, tra le tante attività, combatte contro le discriminazioni di chi è in età avanzata. Sempre sul Venerdì leggo nella rubrica di Antonella Barina che esiste una onlus formata da manager in pensione che si chiama Manager no profit ed è stata fondata da ex dirigenti di grandi aziende come Fiat, Ibm, Mondadori, Canon ecc. con cui questi signori mettono al sevizio delle tante onlus che mancano di managerialità, le loro conoscenze gratuitamente.
A parte l’apprezzabile gratuità, trovo che questo tipo di collaborazione tra generazioni e/o coloro che hanno bisogno di aiuto, sia una soluzione per un futuro diverso, sicuramente auspicabile. Un futuro in cui ci sarà meno lavoro per tutti e in cui parole come aiuto o solidarietà saranno importanti. Moltissimi infatti sono già oggi gli over 65 che si dedicano gratuitamente agli altri. Prime fra tutte le donne che normalmente si occupano dei genitori non più autosufficienti, ma anche tanti altri che fanno volontariato negli ospedali all’ora di pranzo per aiutare chi è solo o nelle mense delle chiese dove vengono dati piatti caldi ai senzatetto.
Così ai supermercati in date fissate, insieme ai giovani si vedono tante teste grigie che fanno parte del Banco Alimentare e spiegano alla gente che se comprano qualche prodotto in più , questo verrà smistato e arriverà a chi ne ha bisogno. Stesso discorso per il Banco Farmaceutico dove in tanti si prodigano a convincere i clienti che oltre a comprare l’aspirina per sé comprando anche un solo farmaco in più, questo andrà ad aiutare persone che non hanno soldi per le medicine. Tutto questo in Italia.
Anita D’asaro
23 febbraio 2016