LE ABBAZIE CISTERCENSI
Dopo la grande Certosa di Padula, di cui abbiamo parlato in un precedente articolo, affrontiamo oggi un nuovo capitolo della storia dell'architettura monastica. Come quello certosino, anche l'ordine cistercense reagisce al filone rappresentato dalle suntuose abbazie di Cluny e Saint-Denis, rivoluzionando il concetto di città monastica, per riportare il monachesimo alla originaria austerità benedettina. I nuovi ordini inaugurano una vivace stagione costruttiva che incarna le istanze della riforma e si diffonde in tutta Europa. Robert de Molesme, monaco illuminato e riformatore, fondò la prima abbazia cistercense a Citeaux– in latino Cistercium, da cui il nome dell'ordine– nella Francia orientale.
De Molesme predica un ritorno al rigore della Regola di san Benedetto che deve governare tutti gli aspetti della vita monastica e non solo. Il pauperismo della Regola si riflette anche sulle arti e in particolare sull'architettura delle abbazie che si fa espressione del nuovo modus vivendi. Il monaco cistercense conduce una vita operosa ma solitaria. Non entra mai in contatto con la vita secolare e resta confinato nelle abbazie che sono rigorosamente chiuse al pubblico, senza eccezioni.
Gli spazi della vita monastica sono organizzati in maniera razionale e sistematica per soddisfare le esigenze dell'ordine.
A cosa serve un monumentale campanile se non vi è un popolo da radunare per la preghiera?
Che bisogno c'è di illustrare le storie sacre se nessuno può ammirare le decorazioni ad affresco nella chiesa? Perché miniare i codici se ai monaci interessa soltanto la parola di Dio? Ogni corredo estetico è non solo superfluo ma nocivo per l'anima. L'Europa intera è costellata di abbazie cistercensi legate le une alle altre da linee di filiazione che consentono una diffusione capillare dell'ordine.
Tutte queste strutture, nonostante la distanza geografica e temporale, rispondono alle stesse esigenze. Sebbene non si possa palare di "stile" cistercense, i canoni per la distribuzione degli spazi restano invariati in tutte le abbazie. Se Dio è pura ragione–come insegna san Bernardo da Chiaravalle– la sua casa non può che riflettere questa razionalità.
Ogni struttura sarà collocata in un'area favorevole del fondo valle, dove i monaci possano avere accesso alle fonti d'acqua necessarie per l'agricoltura. L'intero complesso sarà articolato intorno al chiostro e la chiesa a croce latina avrà l'abside orientata a est.
I dormitori dei monaci cosiddetti coristi saranno rigorosamente collocati in prossimità dei luoghi di preghiera e separati da quelli riservati ai conversi, incaricati delle relazioni con il mondo esterno. Ogni complesso sarà dotato di una sala capitolare per le riunioni comunitarie e di magazzini per lo stoccaggio dei prodotti. I monasteri più rigorosi non avranno neppure una porta d'ingresso nella facciata della chiesa, essendo quest'ultima inaccessibile al popolo.
Infine, le forme spoglie e fredde di questi complessi saranno basate sul modulo altrettanto semplice e rigoroso del quadrato ripetibile ad infinitum. Le abbazie cistercensi sono particolarmente importanti per la storia dell'architettura perché i monaci vantano una straordinaria conoscenza delle tecniche costruttive e una perizia tale da conquistare il grande Federico II che si avvale della loro manodopera per la costruzione di alcuni suoi castelli. L'imperatore fu immortalato nell'abbazia di Casamari, nei pressi di Roma, dopo avervi soggiornato. T
ra gli elementi decorativi delle colonne del chiostro notiamo i volti in miniatura dell'abbate Giovanni, di Federico II e dello stesso Pier delle Vigne che Dante colloca nell'Inferno della Commedia in quanto suicida per le accuse diffamanti sollevate da "li animi tutti; e li 'nfiammati infiammar sì Augusto, che ' lieti onor tornaro in tristi lutti" (Canto XIII).
Giovanna Fazzuoli
5 gennaio 2016