IL MUSEO DELL'ARA PACIS
Il discusso Museo dell'Ara Pacis, progettato dall'archistar Richard Meier, custodisce uno degli esempi più alti dell'arte classica e si apre al dialogo con il contemporaneo. Votata dal Senato romano nel 13 a.C. per onorare il ritorno di Augusto dalle province di Gallia e Spagna, l'Ara Pacis si trovava originariamente sulla via Flaminia, al confine del Campo Marzio settentrionale, ma fu ricomposta e spostata in via di Ripetta, in prossimità del Mausoleo di Augusto, nel 1937-8, a causa delle frequenti inondazioni del Tevere che l'avevano interrata con fango e detriti.
L'attuale struttura che, nonostante le numerose (e giustificate) critiche, ha musealizzato l'Ara secondo i moderni parametri conservativi, ospita anche esposizioni temporanee dedicate alla cultura contemporanea. La mostra ora in corso (fino al 14 giugno), a cura di Vittorio Vidotto, racconta le vicende del quartiere EUR, a partire dal progetto della grande Esposizione Universale, mai realizzata, che doveva celebrare il regime nel ventennale della conquista del potere. La mostra è una buona occasione per riscoprire il monumento dedicato alla Pax Augustea, ormai parte della nostra quotidianità, grazie alla sua posizione che ha il potere di allietare l'attesa nel traffico del Lungo Tevere. L'Ara Pacis, composta da un recinto e dall'altare destinato alle offerte, interessa gli studiosi e gli amanti dell'antico per la sua ricca decorazione, la cui lettura fornisce dati importanti circa la cultura del tempo e l'immagine che il nuovo potere, prossimo ad essere "imperiale", voleva dare di sé.
Il recinto è suddiviso in due registri: quello inferiore con motivi vegetali a girali di acanto e quello superiore con quattro riquadri raffiguranti scene mitologiche e allegoriche sui lati lunghi e due rappresentazioni storiche sui lati corti. Se la scena del Lupercale è quasi interamente scomparsa, quella in cui Enea sacrifica la scrofa ai Penati è ancora visibile. Le allegorie della Pace e della Dea Roma ornano invece il versante opposto dell'Ara secondo un preciso programma iconografico. La rappresentazione più significativa è però quella del corteo di personaggi tra cui gli studiosi hanno identificato i massimi collegi sacerdotali e i membri della famiglia di Augusto, disposti secondo un rigido ordine gerarchico. La processione potrebbe riferirsi alla cerimonia in occasione del ritorno del princeps dalle campagne militari, oppure al rito di consacrazione del luogo su cui sarebbe sorto il monumento.
Anche l'altare, ripartito in settori corrispondenti a quelli esterni, è decorato con motivi vegetali e con un fregio che sembra rappresentare il sacrificio per la ricorrenza della consecrazio che si compiva sull'Ara ogni 30 gennaio. Senza addentarci in complesse attribuzioni di ruolo e minuziose ricostruzioni storiche, ci basti dire che gli studiosi sono concordi nel negare una corrispondenza precisa tra le scene storiche e i fatti realmente accaduti. La processione sarebbe piuttosto una rappresentazione ideale del ritorno di Augusto che avrebbe garantito pace e stabilità a tutto l'impero. La solennità del corteo e il linguaggio di ascendenza classica, specifico dell'età augustea, erano quindi funzionali a fondare l'ordine politico e sociale attraverso le immagini di cui tutto il popolo si sarebbe servito per interpretare un cambiamento ormai ineluttabile.
Giovanna Fazzuoli
2 giugno 2015