L’ATTESA DI ADA
Ѐ domenica, in lontananza sento un suono di campane. La casa e’ in silenzio, tutti dormono, dovrei scendere in cucina e fare il caffè ma invece mi siedo di fronte allo specchio. Mi guardo con attenzione, ho un colore nuovo di capelli leggermente più chiaro, i miei occhi sono luminosi, dopo la lunga dormita. Mi guardo attentamente il colorito è roseo e all’apparenza sano. Tutto sembra perfetto, solo il mio cuore batte all’impazzata per l’ansia:domani ho una visita di controllo in ospedale. Sono già passati tre mesi dall’ultima, e per ora tutto è normale.
Speriamo bene mi dico, il caffè può aspettare, bisogna che mi trucchi, devo sentirmi bella! Sei anni fa mi è stato diagnosticato un tumore, alle ovaie, terzo grado, il penultimo per gravità e poi una recidiva due anni dopo. Tutto mi è crollato addosso. In un primo momento ho pensato, forse non mi curerò perché’ soffrire per poi raggiungere un risultato già scritto?
Fino ad oggi ho superato tutto, non sapevo come chiamarlo, questo nemico che mi chiudeva l’anima, lo chiamavo nemico e lo trattavo da nemico. Ci parlavo anche, era un usurpatore e se ne doveva andar. Volevo sconfiggerlo a tutti i costi, non volevo essere sopraffatta dalla sua violenza. I giorni sono diventati un’altalena, fra il dolore, l’ansia e la speranza. Mi ricordo di aver letto che non dovevo considerarmi malata, bensì pensare di avere solo una difficoltà temporanea.
Ho cercato sempre di avere una vita normale, sono andata a lezione di trucco, volevo un’aria sana, volevo nascondere le linee viola della malattia. Volevo essere bella o comunque sentirmi tale. Prima di andare in ospedale per la chemio, stavo ore a truccarmi. Volevo a tutti costi credere che stavo bene.
Era una battaglia, un corpo a corpo fra me e il nemico, indossavo religiosamente la mia armatura e a capofitto mi buttavo sul campo. Il tumore è come un tatuaggio nell’anima, di fronte a me c’era sempre l’immagine della sconfitta. Cercavo di esorcizzare questo pensiero comprando cappellini leziosi come quelli della regina Elisabetta, per nascondere il mio cranio che si faceva sempre più lucido. Ho letto gli articoli di David Spiegel e di quanto sia importante l’impatto della psiche sul tumore e mi sono imposta di sorridere.
Fino ad oggi sembra che sia sopravvissuta, sono passati i famosi cinque anni, non faccio più la chemio, anzi i capelli prima di tagliarli erano addirittura lunghi. Mi occupo della famiglia, dei nipoti del mio cane labrador, nuoto, cammino, faccio dei viaggi, a volte vado perfino a ballare, nonostante l’età. E domani ho un altro controllo. E se è ritornato? Cerco di soffocare l’ansia. Se è ritornato lo guarderò negli occhi, guarderò il mio nemico ancora una volta, in faccia. Indosserò l’elmetto, scenderò sul campo di battaglia e, ancora più agguerrita, lo sconfiggerò definitivamente. L’ho sconfitto due volte e la terza battaglia sarà quella più facile, ormai so cosa fare, niente è definitivo e la vita ti presenta sempre un’altra chance.
Ascania Baldasseroni
21 maggio 2014