OVER 65, QUANDO IL CUORE COMINCIA AD ESSERE AFFATICATO

Scritto da Anita D'Asaro il . Pubblicato in Notizie.

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Intervista al prof. Luigi Chiariello, cardiochirurgo, direttore del Centro Cuore della Mediterranea, Napoli.

Professor Chiariello, dopo i 65 anni spesso uomini e donne cominciano a dire di avere un cuore ‘affaticato’. Ci spieghi cosa succede.
“In effetti, più che un cuore affaticato, a 65 anni sono frequenti le malattie vascolari della senescenza cioè l’invecchiamento delle arterie. Alla nascita la parete delle arterie è liscia, senza placche, ma con l’età queste vanno incontro a infiltrazioni di grasso (ateromi) , sclerosi e calcificazioni che possono diventare ostruttive del lume vasale, provocando, con il passare degli anni, il classico quadro clinico dell' angina e infarto.


In presenza di queste arterie “vecchie”, con ostruzioni al flusso di sangue, il cuore, mal perfuso, si contrae meno bene non ricevendo una quantità sufficiente di sangue: in questo senso si può interpretare l' espressione da lei accennata di “cuore affaticato”. Bisogna però dire che l’invecchiamento delle arterie, l' aterosclerosi, è progressivo e, in alcuni casi, avviene molto prima dei sessantacinque anni; generalmente si dice che nell’uomo ciò accade dopo i 50 anni e in molti casi anche verso i 40. Le donne invece fino alla menopausa sono protette dagli estrogeni e per loro la malattia aterosclerotica compare con un decennio di ritardo rispetto all' uomo. Certamente la comparsa della malattia coronarica è favorita da fattori di rischio come diabete, colesterolo, pressione alta, predisposizione familiare e fumo.
Per tale motivo anche per il cuore, più che di età anagrafica si deve parlare di età biologica. Le malattie di cuore in genere, e le malattie delle coronarie in particolare, con le sue espressioni cliniche di angina e infarto, sono malattie benigne da cui si può definitivamente guarire. Non bisogna averne paura, basta essere previdenti nell' evitare i fattori di rischio e tempestivi nel fare una diagnosi e una terapia precoce. Un check-up annuale in una persona adulta (nell' uomo oltre i 40 e nella donna oltre i 50 anni) andrebbe senz' altro fatto.
In caso di ostruzioni coronariche accertate, la terapia prevede interventi talora poco traumatici: l' angioplastica con impianto di stent soprattutto è poco invasiva, perché inserendo un piccolo catetere dall' inguine o dal polso, si dilata l’arteria ostruita e si rilascia uno stent, cioè una gabbietta metallica, finalizzata a mantenere la pervietà del vaso. L' intervento chirurgico di bypass coronarico è invece più invasivo: per via chirurgica bisogna prelevare un’arteria mammaria dal torace o la vena safena dalla gamba da utilizzare come nuovo vaso che passerà attorno all’ostruzione o, come si dice, la bypasserà.
Dopo un intervento di angioplastica bastano uno-due giorni di ricovero, prima di riprendere la propria attività, mentre dopo l'intervento di di bypass è richiesta una degenza più lunga , da 4 a 7 giorni, e dopo un mese si può riprendere una completa attività. Professore, c’è differenza tra uomo e donna nella malattia coronarica? “Sì, c’è . Prima di tutto c’è una forte prevalenza di incidenza nel sesso maschile : il rapporto uomo/ donna è di 4:1, anche se le donne quando sono colpite lo sono in maniera più pericolosa. In effetti gli interventi sulle donne sono più rischiosi perché hanno in genere vasi più sottili, e delicati, spesso di un solo millimetro.
Inoltre , come abbiamo già accennato, la malattia fa la sua comparsa più tardi, dopo la menopausa, cioè dopo che sono scomparsi gli ormoni estrogeni, che le proteggono dall' arteriosclerosi.” Professor Chiariello, cosa c’è nel futuro della cardiochirurgia? “L’evoluzione della cardiochirurgia credo sarà nella stessa direzione su cui è avviata in genere tutta la medicina: interventi più brevi e minore trauma”.

Anita D' Asaro
13 ottobre 2015