MATRIOSKA
In questi giorni mi è capitato di pensare alla bambola russa conosciuta come matrioska, chiedendomene il perché! Probabilmente, riflettendo sull’ultimo anno trascorso, che lascerà traccia di sé nel DNA psichico dell’umanità, ho ipotizzato che i ricordi che si sono depositati nella memoria di ognuno siano poco diversificati, perché più legati a emozioni intimamente vissute che a eventi accaduti. Tant’è che se la memoria, degli ultimi mesi, fosse raffigurata come una Matrioska, nell’aprirla si troverebbero immagini simili stratificate nel tempo. In realtà, però, ciò che sembra simile nasconde delle differenze, come per la bambola russa.
Se si procede, infatti, nella scoperta delle bambole russe, stipate all’interno della bambola madre, si giunge alla più piccola che chiude la sequenza ed è chiamata seme. Il seme da cui germoglia la vita rappresentata e prodotta in un continuum infinito di bambole, che fanno pensare al tempo che trascorre e deposita ricordi, sensazioni, emozioni. Immagini rassicuranti che aiutano a ritrovare fiducia nel futuro, anche attraversando un presente uguale a se stesso. Ecco forse spiegato perché ricorra la matrioska nel pensiero, immagine rappresentativa della memoria collettiva, che sembra sempre uguale, ma in fondo è profondamente diversa.
Sira Sebastianelli
Psicologa psicoterapeuta