OSSERVATORIO SENIO GENERAZIONI A CONFRONTO

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Osservatorio Senior e Laboratorio Trail dell’Università Cattolica hanno presentato a Milano una ricerca molto interessante: “Ritratto dei nuovi senior, generazioni a confronto”. Enrico Oggioni, presidente dell’Osservatorio e coautore della ricerca insieme a Giuseppe Scaratti e Alessandro Rosina, ne ha introdotto i risultati sottolineando come sia emerso un nuovo ritratto dei sessantenni e settantenni di oggi visti da angolature diverse, non solo come gli over60 percepiscono se stessi ma anche come sono percepiti dai giovani, dai giovanissimi e dagli over 80.

Oggioni ha spiegato che siamo nel pieno di una rivoluzione demografica che è presente non solo in Italia ma in tutto il mondo e che sta producendo un impatto sulla società forse più dirompente dell’altra grande rivoluzione del nostro tempo, quella tecnologica. “Questa rivoluzione comporta una reinterpretazione delle fasi della vita e, con essa, un cambiamento delle aspettative esistenziali delle persone, oltre ad un aggiornamento delle rappresentazioni sociali delle età che più ne sono coinvolte”. Cominciando dalle cifre, si parla oggi di 21 milioni di italiani residenti over55 destinati ad aumentare e ad arrivare fino ad essere il 30% della popolazione. Ma oltre all’aspetto quantitativo, la grande novità sta nell’aspetto qualitativo; quelli che una volta erano definiti come anziani e cioè i sessantenni e i settantenni di oggi, sperimentano in realtà una vita che non rientra nei canoni tradizionali dell’anziano. Ma come si autopercepiscono i nuovi senior? Dalla ricerca emerge un dato molto interessante: le fasce d’età tra i 55-64 e 65-74 non si definiscono anziani e solo una piccola parte, il 15.3% degli uomini e il 28.8% delle donne, ritiene di essere stanco. Come affermano gli autori della ricerca “si sente più anziano chi perde progettualità e vede impoverirsi le rete di relazioni rispetto a quanto faceva nella fase adulta”. Ormai i nuovi senior sono lontani dallo stereotipo di settantenni stanchi che non lavorano più e sono dipendenti dai figli. Dai dati della ricerca emerge il contrario: si sentono ancora molto attivi, dinamici, ricchi di energie da investire e si dedicano con passione a tutto quello che non avevano il tempo di fare quando erano presi dalla carriera, “l’assenza di lavoro in alcuni casi viene percepita come opportunità”. Vanno rovesciati alcuni schemi, i senior di oggi sono una presenza con la quale fare i conti “si sentono in partita, ed è un bene” afferma Alessandro Rosina, professore ordinario di Demografia dell’Università Cattolica mentre Gian Giacomo Schiavi, editorialista del Corriere della Sera, ha parlato di generosità e di ‘restituzione’, di un cambiamento, quello di una vita allungata, che è avvenuto di corsa ma che prevede uno scambio generazionale. E, infatti, i giovanissimi interpellati nella ricerca che si è svolta a livello nazionale, sembrano apprezzare molto questi nuovi nonni.

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Anita D'Asaro

12 ottobre 2016

 

 

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